I colori dell’Umbria

Aprire una finestra in Umbria significa ammirare con occhi incantati un quadro dove un pittore sapiente ha dosato tutte le sfumature dell’arcobaleno, l’azzurro improbabile del cielo, le verdi dolcissime colline dove spuntano gialli e sognanti i girasoli, i filari delle viti punteggiate da grappoli dorati e violacei, l’intenso o sfumato blu del lago Trasimeno, i fiori bianchi dei mandorli in primavera, gli olivi dalle tenere foglie argentate, i campi di grano dove tra le verdi spighe crescono rossi i papaveri, il grigio dei suoi marmi articolato in mille sfumature, dal bianco rosato al perlaceo, al tortora  e mille altri colori che cambiano con le stagioni rivestendo questa terra magica di altre sfumature e altre leggende.

E leggendaria è questa terra, il cui nome proviene dall’antichissimo popolo indoeuropeo,gli Osco-Umbri, che l’abitava parecchi secoli prima di Cristo. La sua storia si perde quindi nelle pieghe di un passato lontano e attraversa mondi e civiltà ormai perdute, gli Etruschi, i Romani, i Barbari. l’Umbria vede il nascere del cristianesimo e accoglie le prime chiese cristiane, poi ancora il Medioevo con la nascita dei Comuni e l’apparire di castelli, di borgate e città che salgono a scala sulle pendici dei colli, si raccolgono sulla loro cima o si adagiano in verdi vallate. E sono questi due, misticismo e azione, gli elementi dominanti di una terra tra santità e forza, divisa tra la dolcezza sognante e misteriosa dei suoi paesaggi e le austere torri dei paesi medioevali, tra Santi e uomini d’arme.

Visitare l’Umbria è un cammino lento, un viaggio a ritroso nel tempo per ritrovare non solo vestigia del passato, ma anche valori di antiche tradizioni conservate tra le strade tortuose e gli orgogliosi campanili delle centinaia di comuni che la compongono.  Un cammino che impegnerà tutti e cinque i sensi: visitare l’Umbria è non solo vederla, ma anche toccarla, ascoltarne i silenzi, quelli dei borghi isolati resi silenziosi dall’oscurità o quelli dei campi nelle ore in cui il caldo spegne anche il canto degli uccelli o quelli delle stradine d’inverno coperte di neve che attutisce ogni fruscio, o assaporarne i profumi e i sapori, profumi di pane, di terra, di vino, i sapori netti della sua cucina dove lo sciapo e il saporito si fondono sapientemente.

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