Todi e la zona di Orvieto

Il centro di maggiore interesse artistico per la zona è certamente Todi, cittadina con un tessuto urbano vario e interessante di matrice medioevale,l’assetto attuale della città non è molto diverso da quello del suo periodo di massimo splendore, il Medioevo quando fu divisa in quattro rioni, cinti da una terza cerchia di mura.
Molto interessanti anche i centri minori, talvolta nati nel Medioevo intorno al centro più importante come castelli difensivi o di controllo delle vie di comunicazione e dei confini con altri regni, altre volte di epoca precedente, anche per questo abitati da popoli fieri che mai realmente accettarono il dominio della potente e vicina Todi. Questa città ebbe spesso il suo da fare per non perdere il controllo di borghi che per la loro posizione rappresentavano baluardi cui non era pensabile rinunciare.
I principali tra questi centri minori sono: Collazzone, per la sua importanza strategica questa cittadina fu aspramente contesa con dure lotte tra Perugia e Todi. Questo borgo conserva nel centro storico le caratteristiche viuzze concentriche, i vicoli simmetrici e la cinta muraria quasi intatta; Fratta Todina, posta in pianura sul versante destro della Valle del Tevere rappresenta un bell’esempio di borgo-castello medioevale, tutta cinta dalle originarie mura castellane intercalate da torri quadrangolari; Marsciano, posto sulla sponda del fiume Nestore già in epoca etrusca fu crocevia di transito. Anche qui il cuore è costituito dal centro storico con le sue viuzze e le antiche case, le mura castellane incorporate nelle abitazioni e alcune bellissime torri; Massa Martana posta alle falde dei Monti Martani, in una piccola valle percorsa dal torrente Naia. La principale porta di accesso alla città e molto ben conservata e presenta effigi di pregio; Montecastello di Vibio, posto su un colle di fronte a Todi, il cui aspetto più rilevante è certamente rappresentato dalla sua struttura urbanistica, che riproduce fedelmente quella di un castrum medioevale e dalla cinta muraria che si conserva in quasi tutto il suo perimetro.

Il Comprensorio di Orvieto è posto all’ estremo ovest della provincia di Terni, lungo il confine con il Lazio e poco distante da quello con la Toscana. E’ caratterizzato da un paesaggio di origine vulcanica, con dirupate formazioni basaltiche e tufacee, dove si alternano colline, pianure e calanchi argillosi. Un paesaggio interessante e vario, con numerosi borghi, castelli e paesi di origine medievale, dove la natura è rimasta incontaminata nelle folte distese boschive e dove l’opera dell’uomo è intervenuta con le culture sapienti dei campi. Innumerevoli sono i segni lasciati dalla cultura della tradizione contadina: i casali isolati che punteggiano il paesaggio, i ponti, le carrarecce e i tabernacoli sui crocicchi che ci parlano di viaggiatori della storia e di pellegrini della fede diretti a Roma o in Terra Santa.

Tredici comuni fanno parte del comprensorio orvietano. Primo tra tutti naturalmente Orvieto che domina dall’alto di una rupe la pianura in cui scorrono i fiumi Paglia e Chiani poco prima di gettarsi nel Tevere. “La città di Urbiveto è alta e strana” diceva infatti Fazio degli Uberti evocando il mito di una città antichissima, singolare e misteriosa. All’interno del Comprensorio una rete viaria ben mantenuta assicura, tra boschi e vegetazione di tipo mediterraneo, il raggiungimento dei dodici centri storici maggiori del comprensorio e quindi anche quelli più piccoli ma non meno caratteristici, dislocati qua e là tra le amene colline orvietane tipiche del paesaggio Umbro.

Da Orvieto scendendo a Sud, per il primo tratto, nella valle del fiume Paglia che si versa nel Tevere si giunge al paese di Baschi, tipico borgo situato su una costa tagliata dal Tevere che ancora oggi denota fortemente aspetti tipici dell’edilizia medioevale, anche se poco è rimasto degli imponenti apparati difensivi di un tempo. Allerona, posto a m. 472 s.l.m. a ovest di Orvieto, è un paese prevalentemente agricolo la cui importanza storica è testimoniata dai resti delle mura del castello medievale (appartenuto alla famiglia Monaldeschi) inglobate nelle abitazioni civili dove sono ancora ben visibili le due porte d’ingresso. Castel Giorgio, posto sulle pendici settentrionali del sistema vulcanico dei Vulsini, risale al VI-VII secolo a.C. La storia del paese si identifica con quella della famiglia della Rovere e, poi, con quella dello Stato Pontificio. Castelviscardo, a ovest di Orvieto, sorge sull’alto ciglio di una rupe basaltica vulcanica dominante il corso del fiume Paglia e dall’altopiano dell’Alfina.
Fabro è posto a m. 364 s.l.m. a nord di Orvieto; fu un borgo fortificato di origine medioevale la cui storia è strettamente collegata a quella di Orvieto.

I primi insediamenti di Montecchio, posto a est di Orvieto, risalgono agli Etruschi, come testimoniano le necropoli trovate recentemente; il castello, di cui rimangono soltanto tracce nei muri delle case civili, risale al XIII-XIV secolo. Montegabbione, posto ai confini tra la provincia di Terni e quella di Perugia su una altura da dove si domina un vasto panorama sorse introno al Mille come borgo fortificato. Con Monteleone di Orvieto,che ancora conserva la cinta muraria fondata dagli orvietani a guardia della valle del Chiani e la porta di accesso, costituiva un sistema di fortificazioni posto a controllo delle vie di comunicazione tra Ficulle e Orvieto. Il comune di Ficulle è situato in una stupenda posizione su di un alto colle da cui si domina la valle del Chiani, in un verdissimo paesaggio sovrastato dal Monte Nibbio. Parrano xxx si sviluppò in età medioevale come borgo fortificato e munito di castello, che costituiva un importante cardine del sistema difensivo e di avvistamento delle fortificazioni orvietane. Porano sorge in posizione panoramica sulla vallata del Tevere in prossimità del confine con la provincia di Viterbo e conserva ampi tratti di videos porno delle mura erette a recinzione e difesa. Il territorio di San Venanzo è prevalentemente montuoso, dominato dal Monte Peglia e dalla sua catena ed è l’unica zona di origine vulcanica in Umbria.

 

I colori dell’Umbria

Aprire una finestra in Umbria significa ammirare con occhi incantati un quadro dove un pittore sapiente ha dosato tutte le sfumature dell’arcobaleno, l’azzurro improbabile del cielo, le verdi dolcissime colline dove spuntano gialli e sognanti i girasoli, i filari delle viti punteggiate da grappoli dorati e violacei, l’intenso o sfumato blu del lago Trasimeno, i fiori bianchi dei mandorli in primavera, gli olivi dalle tenere foglie argentate, i campi di grano dove tra le verdi spighe crescono rossi i papaveri, il grigio dei suoi marmi articolato in mille sfumature, dal bianco rosato al perlaceo, al tortora  e mille altri colori che cambiano con le stagioni rivestendo questa terra magica di altre sfumature e altre leggende.

E leggendaria è questa terra, il cui nome proviene dall’antichissimo popolo indoeuropeo,gli Osco-Umbri, che l’abitava parecchi secoli prima di Cristo. La sua storia si perde quindi nelle pieghe di un passato lontano e attraversa mondi e civiltà ormai perdute, gli Etruschi, i Romani, i Barbari. l’Umbria vede il nascere del cristianesimo e accoglie le prime chiese cristiane, poi ancora il Medioevo con la nascita dei Comuni e l’apparire di castelli, di borgate e città che salgono a scala sulle pendici dei colli, si raccolgono sulla loro cima o si adagiano in verdi vallate. E sono questi due, misticismo e azione, gli elementi dominanti di una terra tra santità e forza, divisa tra la dolcezza sognante e misteriosa dei suoi paesaggi e le austere torri dei paesi medioevali, tra Santi e uomini d’arme.

Visitare l’Umbria è un cammino lento, un viaggio a ritroso nel tempo per ritrovare non solo vestigia del passato, ma anche valori di antiche tradizioni conservate tra le strade tortuose e gli orgogliosi campanili delle centinaia di comuni che la compongono.  Un cammino che impegnerà tutti e cinque i sensi: visitare l’Umbria è non solo vederla, ma anche toccarla, ascoltarne i silenzi, quelli dei borghi isolati resi silenziosi dall’oscurità o quelli dei campi nelle ore in cui il caldo spegne anche il canto degli uccelli o quelli delle stradine d’inverno coperte di neve che attutisce ogni fruscio, o assaporarne i profumi e i sapori, profumi di pane, di terra, di vino, i sapori netti della sua cucina dove lo sciapo e il saporito si fondono sapientemente.