Gli itinerari gastronomici dell’Umbria

L’Umbria porta in tavola i prodotti delle sue terre e i piatti tipici della regione sono caratterizzati dalla genuinità e dal ciclo di produzione agricola.
La cucina umbra risulta così sana, abbondante e ricca di ricette caratteristiche. Tra i sui principali prodotti tipici ricordiamo: il tartufo.
Nella regione possono essere raccolti, grazie alla ricchezza e alla varietà dei boschi e del terreno, il Nero pregiato, lo Scorzone estivo, e il profumatissimo Bianco. La grana fine e la pasta compatta e gustosa rendono il tartufo umbro un condimento superlativo per ogni pietanza ed un condimento elitario in ogni cucina. Gran parte di tutto il prodotto nazionale, viene lavorato confezionato e commercializzato in Umbria, la qualità prevalente è il Tartufo Nero Pregiato “l’oro nero della gastronomia italiana” che matura da novembre a marzo; la sua area di diffusione comprende i territori che fiancheggiano il corso del Nera, del Corno e del Sordo, le mezze coste delle montagne spolentine, i monti martani, i monti di Trevi e il Subasio.
Il tartufo bianco “il diamante della tavola” è ancora più raro e pregiato. Giunge a maturazione da ottobre sino a tutto dicembre, ma in zone particolarmente riparate lo si può trovare sino a tutto il mese di gennaio.
La sua zona di produzione è individuata nell’Alta Valle del Tevere, nell’Eugubino Gualdese e nell’Orvietano.
Non meno importanti sono gli insaccati; si va dal prosciutto di Norcia ai salami e salamini, dalle salsicce fresche e stagionate, ai capocolli, alla mortadella e inoltre i salumi di daino, di cinghiale e lo zampone di cinghiale tartufato. Questi tipici porno umbri si possono trovare facilmente in ogni parte della regione, comunque, i più famosi provengono dalla zona di Norcia, dall’Alta Valle del Tevere e dalla fascia montana, procedendo verso Nord, fin verso Nocera Umbra e Gubbio.
In questa miniera gastronomica i formaggi detengono un posto di grande rilievo grazie ai pascoli ricchi e profumati delle sue zone montane, che forniscono un ottimo foraggio quasi tutto l’anno e consentono così una produzione costante di latte vaccino e di pecora di ottima qualità.
In tutta l’Umbria, attraverso antiche tecniche, affinate dall’esperienza e dalla capacità dei pastori umbri, si ottengono formaggi appetitosi tra cui: caciotte fresche o stagionate, pecorino mozzarella, formaggi freschi provola affumicata, ricotta. Tra questi formaggi una specialità Umbra è rappresentata dal formaggio tartufato che sulle tavole locali apporta l’aroma inconfondibile del pregiato tartufo nero. Oltre agli insaccati e ai formaggi l’Umbria vanta nella propria gastronomia di produrre vini italiani di ottima qualità non solo grazie ad una predisposizione naturale delle sue terre ma anche per l’arte nella coltivazione dei vitigni e della vendemmia acquisita nel tempo dai suoi produttori.
Fra i suoi migliori vini rossi vanno ricordati il Rosso di Torgiano; il Rosso di Montefalco e il Rosso dei Colli Amerino. Altro protagonista dell’eno-gastronomia non solo italiana ma mondiale è inoltre il Sagrantino di Montefalco.
E’ giusto segnalare anche il vino bianco umbro fra cui è giusto segnalare il Grechetto, l’Orvieto Classico e il Bianco dei Colli Amerini e dei Colli del Trasimeno.
In terra umbra non possiamo tralasciare l’olio extra vergine d’oliva che ha tradizioni risalenti addirittura al periodo etrusco.
Da secoli le colline umbre, soprattutto la fascia appenninica che comprende Assisi, Spello, Foligno, Trevi, Campello, Spoleto, sono ricche di continue coltivazioni di piante d’ulivo.
La qualità di questo prodotto è determinata dal clima, che consente una lenta maturazione del frutto, e dal momento della raccolta delle olive, che permette di avere il massimo del fruttato: l’ottanta percento dell’olio d’ oliva è ottenuto dalla semplice spremitura.
Il gusto ricco e al tempo stesso leggero di questo prodotto sono la garanzia di un altissimo livello qualitativo certificato in gastronomia anche dai marchi D.O.P D.O.C D.O.C.G. che la maggioranza dei produttori della regione si è guadagnata.
Altro prodotto tipico da menzionare sono le lenticchie. La Piana di Castelluccio di Norcia è la zona ideale per la coltura di questo legume; la sua coltivazione è sempre stata naturale, non sono usati fertilizzanti o prodotti chimici. La raccolta e la lavorazione sono tuttora eseguite a mano, per ottenere delle lenticchie tipiche, naturali, dal gusto delicato e dal sapore inconfondibile. L’integrità del seme, la rapidità di cottura, il gusto e la digeribilità, ne fanno un elemento molto apprezzato in cucina.
La tradizione di solito le associa, a cotechini e zamponi per augurare prosperità e ricchezza in occasione del Capodanno, ma in realtà esse rappresentano un cibo ricco di proteine vegetali, di vitamine, di fibre e di sali minerali, durante tutto l’arco dell’anno. Le lenticchie di Castelluccio consentono di preparare piatti sani e genuini: minestre, risotti e zuppe, sono anche ottimi contorni e costituiscono l’ideale accompagnamento dei porno gratis umbri.

Paeselli che non ti puoi proprio perdere: Montecchio e Ficulle

Montecchio ha una storia antica: l’insediamento umano nel territorio è documentato da ritrovamenti di una grande necropoli pre-romana del VI secolo a.C. Questa necropoli che conta circa 2000 tombe scavate nella roccia , lascia supporre la presenza di un grande centro commerciale il cui nucleo abitativo doveva trovarsi su una altura. Ancora oggi si cerca di localizzare questo grande centro.Centro fiorente tra il VI e il V secolo a.C, questo nucleo abitativo decadde intorno al IV secolo con l’affermarsi della supremazia di Todi. Nell’ XI secolo  il territorio di Montecchio era sotto il dominio della famiglia dei Baschi, di origine longobarda ricchissimi e potenti ma divisi da lotte interne tra le due principali famiglie. Nel 1165 fu edificato il primo nucleo del Castello di Montecchio, allora Castro Monticali, ad opera dei Chiaravalle di parte ghibellina. Successivamente dal 1190 al 1251 questo venne rinforzato e ampliato per consentire alla popolazione che si riversava dalle campagne per sfuggire alle lotte tra Guelfi e Ghibellini di trovare un videos xxx sicuro. Così viene costruita la seconda cerchia di mura, trasformando Montecchio in un classico “borgo rurale fortificato” che fu aspramente conteso da Todi ed Orvieto a causa della sua rilevante posizione strategica. Nel 1250 ebbe la meglio Todi aiutata da forze ghibelline, che, a difesa del territorio conquistato fece costruire il castello di Peroro che fu demolito nel 1499 alla morte di Altobello Chiaravalle.Nel secolo XIV entrano in scena gli Alviano e Orvieto, seguono anni di lotte tra le famiglie dei Chiaravalle, dei Baschi, degli Alviano e degli Sciarpa Colonna. Con la definitiva decadenza di Todi, Montecchio divenne arcipretura ma continuò ad essere teatro di aspri scontri tra Chiaravalle e Colonna.Nel 1496 fu saccheggiata dalle milizie di papa Alessandro VI e nel 1528  la proprietà del territorio passò a Angelo degli Atti. Nel 1563 inizia la storia ufficiale dell’Università Agraria di Montecchio. Nel 1607 i possedimenti degli Atti furono venduti a Bartolomeo Corsini. Prima del XIX secolo Montecchio diventò frazione di Baschi per poi ritornare ad essere comune nel 1948.


 

Poco si sa circa le origini di Ficulle: sembra probabile, in epoca etrusca, qualche stanziamento se è vero, come sostengono alcuni archeologi, che le grotte dette della Madonna della Maestà sono colombari, cioè sepolcreti piuttosto modesti di carattere rurale.

Una parte della storia, se non proprio le origini di Ficulle, potrebbe essere legata alla antica strada romana Cassia Nuova o «Traiana» che qui passava (della quale rimangono tracce presso la località di Montalvano) e che, superato il Chiani, si dirigeva da un lato verso Chiusi e dall’altro verso Perugia. La sua presenza fa supporre che queste zone vedessero il passaggio di una parte del traffico romano di quell’epoca diretto al nord e che pertanto questi siano stati luoghi aperti a scambi, commerci e perciò ideali per piccoli insediamenti.

Forse fu proprio questa posizione che avvalorò la leggenda secondo la quale un gruppo di transfughi, provenienti da Ficulea (antica città della Sabina situata nei pressi di Roma sulla via Nomentana) giunti in questi luoghi, vi si stabilì, dando vita ad un piccolo centro. All’epoca romana risale tuttavia un unico reperto archeologico: un cippo marmoreo dedicato al Dio Mitra, dove si leggono ancora le iscrizioni che si riferiscono ad una grotta, ad un altare e ad altri oggetti consacrati al Dio. Questo cippo, di cui si ignora il luogo preciso del ritrovamento, fu collocato presso l’antica Pieve (S. Maria Vecchia), adibito a fonte battesimale o acquasantiera ed è tuttora lì conservato. Probabilmente l’esiguità di testimonianze storiche è anche all’origine dell’equivoco nel quale incorsero coloro che, nella scelta di un emblema da apporre sullo stemma cittadino, fecero risalire l’origine del nome Ficulle alla famosa ficaja che spicca ancora oggi nel blasone comunale. Più verosimile sembra, invece, la tesi secondo la quale Ficulle e in particolare il suo nome, derivi dall’ antico termine latino figulus (vasaio) che, in un certo qual modo, testimonierebbe un’origine più autoctona del paese. Infatti la lavorazione delle terrecotte a Ficulle ha origini profondissime che si perdono nella notte dei tempi .Le prime notizie storiche documentate fanno ritenere che le fortificazioni di Ficulle risalgano ai secoli xxx e XI, all’epoca del dominio dei Conti Bovaccini. In questa stessa epoca, a nord del paese, non molto lontano dal Chiani, venne costruita l’Abbadia camaldolese di S. Nicolò al Monte Orvietano, gli Annali Camaldolesi ci dicono che fu lo stesso S. Romualdo, fondatore dell’Ordine, vissuto tra il 950 e il 1027.

Nella stessa Abbadia venne accolto come monaco Graziano, famoso giurista che insegnò all’università di Bologna, autore del più celebre dei compendi sistematici e ragionati di canoni, la Concordantia (o Concordia) discordantium canonurn, comunemente noto come Decretum Gratiani, del 1152 .E’ il figlio più illustre di questo paese. essendo nato, come dice il cronista Giovanni Colonna, nel villaggio di “Carraria”, presso Ficulle.

In questo periodo Ficulle si va configurando come un territorio importante nell’ambito del dominio orvietano: nel catasto del 1292 sono citate sedici tra Ville e castelli che costituiscono il suo piviere e risulta già un Castello ben formato, con supremazia militare ed amministrativa su tutto il territorio limitrofo; nello stesso tempo è anche centro importante sotto l’aspetto religioso, in quanto la Pieve di S. Maria diventa il punto di riferimento per tutte le altre chiese del territorio di Ficulle.
La parte più antica di questo castello è costituita dalla zona di Castelmaggiore, alla quale si accedeva attraverso via della Rocca, dove si possono notare ancora tracce di portali costruiti nello stile dell’epoca.
E’ l’epoca caratterizzata dal fiorire dei Comuni: il castello di Ficulle seguirà le vicende che videro protagonista, nella zona, il Comune di Orvieto. Infatti passò dapprima sotto la supremazia di una potente famiglia Ghibellina, quella dei Filippeschi, che a Ficulle trovava riparo tutte le volte che la sua fazione aveva la peggio. Infine. sconfitta questa in maniera definitiva nel 1313, il castello passò sotto il dominio della famiglia del Ramo della Vipera.

Ficulle venne a trovarsi come zona di confine vicino al territorio della emergente famiglia dei Conti di Marsciano, “cugini” del Ramo della Cervara e per questo soggetta a frequenti saccheggi e colpi di mano che ebbero il loro punto più drammatico nelle distruzioni del 1351. In questa occasione fu rasa al suolo l’Abbadia, il convento francescano al Monte, da poco edificato, e il paese stesso, mentre fu rispettata l’antica Pieve. Nel 1461 Orvieto con il suo territorio, e quindi anche Ficulle passa sotto il dominio dello Stato della Chiesa. Nel lungo periodo di pace successivo vengono risanate le “ferite” provocate dagli eventi bellici precedenti.

In questo periodo si manifesta un risveglio della vita religiosa testimoniato dalla nascita delle confraternite del SS. Sacramento (1495) e del Rosario (1515); si ha anche notizia della Compagnia della SS.Trinità, di cui però non si conosce la data di costituzione. Le sedi di queste confraternite sono rispettivamente : S. Vittoria, S. Maria Vecchia e S. Lorenzo. Nel XVI secolo Ficulle acquista l’autonomia per poi ritornare sotto il dominio pontificio fino all’unità d’Italia, quando venne definitivamente eretta a Comune.Fra gli avvenimenti più importanti del secolo scorso possiamo sottolinearne alcuni, quelli cioè noti a tutti perché ricordati da lapidi o altro, come: la visita di due Papi, Gregorio XVI (1841) e Pio XXX (1857), il passaggio di Giuseppe Garibaldi che pernottò in un campo presso il Borgo di Sotto che da lui prese il nome. Per quanto riguarda la storia più recente, è noto che Ficulle ha rivestito un posto di rilievo nel territorio dell’Alto Orvietano, diventando capoluogo di Mandamento con un suo distretto militare, una pretura (soppressa nel 1930), un carcere mandamentale sistemato nell’ex chiesa di S. Lorenzo.

Todi e la zona di Orvieto

Il centro di maggiore interesse artistico per la zona è certamente Todi, cittadina con un tessuto urbano vario e interessante di matrice medioevale,l’assetto attuale della città non è molto diverso da quello del suo periodo di massimo splendore, il Medioevo quando fu divisa in quattro rioni, cinti da una terza cerchia di mura.
Molto interessanti anche i centri minori, talvolta nati nel Medioevo intorno al centro più importante come castelli difensivi o di controllo delle vie di comunicazione e dei confini con altri regni, altre volte di epoca precedente, anche per questo abitati da popoli fieri che mai realmente accettarono il dominio della potente e vicina Todi. Questa città ebbe spesso il suo da fare per non perdere il controllo di borghi che per la loro posizione rappresentavano baluardi cui non era pensabile rinunciare.
I principali tra questi centri minori sono: Collazzone, per la sua importanza strategica questa cittadina fu aspramente contesa con dure lotte tra Perugia e Todi. Questo borgo conserva nel centro storico le caratteristiche viuzze concentriche, i vicoli simmetrici e la cinta muraria quasi intatta; Fratta Todina, posta in pianura sul versante destro della Valle del Tevere rappresenta un bell’esempio di borgo-castello medioevale, tutta cinta dalle originarie mura castellane intercalate da torri quadrangolari; Marsciano, posto sulla sponda del fiume Nestore già in epoca etrusca fu crocevia di transito. Anche qui il cuore è costituito dal centro storico con le sue viuzze e le antiche case, le mura castellane incorporate nelle abitazioni e alcune bellissime torri; Massa Martana posta alle falde dei Monti Martani, in una piccola valle percorsa dal torrente Naia. La principale porta di accesso alla città e molto ben conservata e presenta effigi di pregio; Montecastello di Vibio, posto su un colle di fronte a Todi, il cui aspetto più rilevante è certamente rappresentato dalla sua struttura urbanistica, che riproduce fedelmente quella di un castrum medioevale e dalla cinta muraria che si conserva in quasi tutto il suo perimetro.

Il Comprensorio di Orvieto è posto all’ estremo ovest della provincia di Terni, lungo il confine con il Lazio e poco distante da quello con la Toscana. E’ caratterizzato da un paesaggio di origine vulcanica, con dirupate formazioni basaltiche e tufacee, dove si alternano colline, pianure e calanchi argillosi. Un paesaggio interessante e vario, con numerosi borghi, castelli e paesi di origine medievale, dove la natura è rimasta incontaminata nelle folte distese boschive e dove l’opera dell’uomo è intervenuta con le culture sapienti dei campi. Innumerevoli sono i segni lasciati dalla cultura della tradizione contadina: i casali isolati che punteggiano il paesaggio, i ponti, le carrarecce e i tabernacoli sui crocicchi che ci parlano di viaggiatori della storia e di pellegrini della fede diretti a Roma o in Terra Santa.

Tredici comuni fanno parte del comprensorio orvietano. Primo tra tutti naturalmente Orvieto che domina dall’alto di una rupe la pianura in cui scorrono i fiumi Paglia e Chiani poco prima di gettarsi nel Tevere. “La città di Urbiveto è alta e strana” diceva infatti Fazio degli Uberti evocando il mito di una città antichissima, singolare e misteriosa. All’interno del Comprensorio una rete viaria ben mantenuta assicura, tra boschi e vegetazione di tipo mediterraneo, il raggiungimento dei dodici centri storici maggiori del comprensorio e quindi anche quelli più piccoli ma non meno caratteristici, dislocati qua e là tra le amene colline orvietane tipiche del paesaggio Umbro.

Da Orvieto scendendo a Sud, per il primo tratto, nella valle del fiume Paglia che si versa nel Tevere si giunge al paese di Baschi, tipico borgo situato su una costa tagliata dal Tevere che ancora oggi denota fortemente aspetti tipici dell’edilizia medioevale, anche se poco è rimasto degli imponenti apparati difensivi di un tempo. Allerona, posto a m. 472 s.l.m. a ovest di Orvieto, è un paese prevalentemente agricolo la cui importanza storica è testimoniata dai resti delle mura del castello medievale (appartenuto alla famiglia Monaldeschi) inglobate nelle abitazioni civili dove sono ancora ben visibili le due porte d’ingresso. Castel Giorgio, posto sulle pendici settentrionali del sistema vulcanico dei Vulsini, risale al VI-VII secolo a.C. La storia del paese si identifica con quella della famiglia della Rovere e, poi, con quella dello Stato Pontificio. Castelviscardo, a ovest di Orvieto, sorge sull’alto ciglio di una rupe basaltica vulcanica dominante il corso del fiume Paglia e dall’altopiano dell’Alfina.
Fabro è posto a m. 364 s.l.m. a nord di Orvieto; fu un borgo fortificato di origine medioevale la cui storia è strettamente collegata a quella di Orvieto.

I primi insediamenti di Montecchio, posto a est di Orvieto, risalgono agli Etruschi, come testimoniano le necropoli trovate recentemente; il castello, di cui rimangono soltanto tracce nei muri delle case civili, risale al XIII-XIV secolo. Montegabbione, posto ai confini tra la provincia di Terni e quella di Perugia su una altura da dove si domina un vasto panorama sorse introno al Mille come borgo fortificato. Con Monteleone di Orvieto,che ancora conserva la cinta muraria fondata dagli orvietani a guardia della valle del Chiani e la porta di accesso, costituiva un sistema di fortificazioni posto a controllo delle vie di comunicazione tra Ficulle e Orvieto. Il comune di Ficulle è situato in una stupenda posizione su di un alto colle da cui si domina la valle del Chiani, in un verdissimo paesaggio sovrastato dal Monte Nibbio. Parrano xxx si sviluppò in età medioevale come borgo fortificato e munito di castello, che costituiva un importante cardine del sistema difensivo e di avvistamento delle fortificazioni orvietane. Porano sorge in posizione panoramica sulla vallata del Tevere in prossimità del confine con la provincia di Viterbo e conserva ampi tratti di videos porno delle mura erette a recinzione e difesa. Il territorio di San Venanzo è prevalentemente montuoso, dominato dal Monte Peglia e dalla sua catena ed è l’unica zona di origine vulcanica in Umbria.

 

I colori dell’Umbria

Aprire una finestra in Umbria significa ammirare con occhi incantati un quadro dove un pittore sapiente ha dosato tutte le sfumature dell’arcobaleno, l’azzurro improbabile del cielo, le verdi dolcissime colline dove spuntano gialli e sognanti i girasoli, i filari delle viti punteggiate da grappoli dorati e violacei, l’intenso o sfumato blu del lago Trasimeno, i fiori bianchi dei mandorli in primavera, gli olivi dalle tenere foglie argentate, i campi di grano dove tra le verdi spighe crescono rossi i papaveri, il grigio dei suoi marmi articolato in mille sfumature, dal bianco rosato al perlaceo, al tortora  e mille altri colori che cambiano con le stagioni rivestendo questa terra magica di altre sfumature e altre leggende.

E leggendaria è questa terra, il cui nome proviene dall’antichissimo popolo indoeuropeo,gli Osco-Umbri, che l’abitava parecchi secoli prima di Cristo. La sua storia si perde quindi nelle pieghe di un passato lontano e attraversa mondi e civiltà ormai perdute, gli Etruschi, i Romani, i Barbari. l’Umbria vede il nascere del cristianesimo e accoglie le prime chiese cristiane, poi ancora il Medioevo con la nascita dei Comuni e l’apparire di castelli, di borgate e città che salgono a scala sulle pendici dei colli, si raccolgono sulla loro cima o si adagiano in verdi vallate. E sono questi due, misticismo e azione, gli elementi dominanti di una terra tra santità e forza, divisa tra la dolcezza sognante e misteriosa dei suoi paesaggi e le austere torri dei paesi medioevali, tra Santi e uomini d’arme.

Visitare l’Umbria è un cammino lento, un viaggio a ritroso nel tempo per ritrovare non solo vestigia del passato, ma anche valori di antiche tradizioni conservate tra le strade tortuose e gli orgogliosi campanili delle centinaia di comuni che la compongono.  Un cammino che impegnerà tutti e cinque i sensi: visitare l’Umbria è non solo vederla, ma anche toccarla, ascoltarne i silenzi, quelli dei borghi isolati resi silenziosi dall’oscurità o quelli dei campi nelle ore in cui il caldo spegne anche il canto degli uccelli o quelli delle stradine d’inverno coperte di neve che attutisce ogni fruscio, o assaporarne i profumi e i sapori, profumi di pane, di terra, di vino xxx, i sapori netti della sua cucina dove lo sciapo e il saporito si fondono sapientemente.